«Quando tu sei nella foresta, diventi completamente parte della foresta. Quando sei sotto la pioggia, diventi parte della pioggia. Quando è mattino, sei parte del mattino. Quando sei davanti a me, diventi parte di me. Completamente».

Murakami Haruki da «Kafka sulla spiaggia» (tr. G. Amitrano)

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🍃
Lessi questa frase anni fa. Ne fui 𝑟𝑎𝑝𝑖𝑡𝑎, così come mi rapisce tutto quanto mi racconta di un passo di più la mia vita. A volte penso che tutto mi parli perchè il dialogo con ciò che mi circonda è sempre aperto. E anche quando cerco di chiuderlo, di riposare perchè pensare così tanto e così intensamente mi stanca, non ci riesco.
La 𝑓𝑜𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎 che si divarica al passaggio, la 𝑝𝑖𝑜𝑔𝑔𝑖𝑎 che tutto inonda, il 𝑚𝑎𝑡𝑡𝑖𝑛𝑜 che si espande e pare cancellare ogni ombra, 𝑡𝑢 che mi sei davanti.

L’intensità è questo strano trasformismo per cui ciò che ci è accanto ci entra dentro.
Perché il 𝒎𝒐𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 passa ma, come insegna il pensiero giapponese, il momento è eterno.
📷 Scatto della mia amata Shinjuku di @hiro_510

❄️Anticipo d’Inverno❄️

Inverno – Fabrizio De Andrè
Sale la nebbia sui prati bianchi
Come un cipresso nei camposanti

Un campanile che non sembra vero
Segna il confine fra la terra e il cielo
Ma tu che vai, ma tu rimani
Vedrai la neve se ne andrà domani
Rifioriranno le gioie passate
Col vento caldo di un’altra estate
Anche la luce sembra morire
Nell’ombra incerta di un divenire
Dove anche l’alba diventa sera
E i volti sembrano teschi di cera
Ma tu che vai, ma tu rimani
Anche la neve morirà domani
L’amore ancora ci passerà vicino
Nella stagione del biancospino
La terra stanca sotto la neve
Dorme il silenzio di un sonno greve
L’inverno raccoglie la sua fatica
Di mille secoli, da un’alba antica
Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
Cadrà altra neve a consolare i campi
Cadrà altra neve sui camposanti
De Andre

«Così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato.Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via el’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in qualegiorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro,veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate,viene il Figlio dell’uomo».

Foto dal Web
Prima domenica di Avvento
Photo by mali maeder on Pexels.com
…giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti:
I Domenica Avvento
Paolo Curtaz
Immagini dal Web

«Per iniziare le cose / non esiste né presto né tardi.Quando pensi di volerle fare / inizia!»『事を はじめるのに / 早い 遅いはない/ 思いたったら すぐはじめよ』

Laura Imai Messina

«Per iniziare le cose / non esiste né presto né tardi.Quando pensi di volerle fare / inizia!»『事を はじめるのに / 早い 遅いはない/ 思いたったら すぐはじめよ』
Oggi la bacheca del tempio recitava così:
«Per iniziare le cose / non esiste né presto né tardi.
Quando pensi di volerle fare / inizia!»
『事を
はじめるのに
早い
遅いはない
思いたったら
すぐはじめよ』
⛩️ E capisco quanto 𝑢𝑡𝑖𝑙𝑒 sia pensare e quanto 𝑖𝑛𝑢𝑡𝑖𝑙𝑒 sia pensare. Perchè se non si sa amministrare il perimetro delle riflessioni, si resta immobili a pensare di vivere anzichè vivere.
La felicità, allora, forse è (anche) capire quando serve coraggio di chiudere gli occhi e saltare. Anche senza (troppo) pensare.
🎈 Buon pomeriggio da un giorno inaugurato dalla pioggia e ora pieno zeppo di sole.

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𝑇𝑢𝑡𝑡𝑜:
leggo una parola e vi affondo. Mi capita spesso.
Guardo mio figlio che si staglia dritto nell’autunno che prende colore, rilascia gradi, sparge riflessi nel vento.
Penso allora che crescendo ci lasciamo alle spalle un qualche 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜, lo recuperiamo nel tempo e ce lo trasciniamo dietro di casa in casa, di bosco in bosco, mentre i passi ci conducono dove il più delle volte non avevamo previsto. Quel qualche 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 è custodito nel segreto, poi d’un tratto esposto come non fosse mai stato il solo. Il tutto che diventa il «nostro tutto» lo sventriamo, ingordi, come la polpa di un frutto, lo calciamo lontano salvo poi corrergli dietro con gli occhi colmi di pianto. Oltre larghe risaie o campi infilzati di spighe, quel 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 ci cammina a fianco, ci precede come un sogno, ci guarda di sottecchi da dietro.
Qual è, oggi, il mio 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜? Cos’è tutto? Cosa significa per ognuno di noi 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜?
Eccola, una di quelle parole-mondo, che sono talmente comuni che si trasformano di persona in persona. 𝑇𝑢𝑡𝑡𝑜 è per ognuno diverso.
In realtà parole banali non ne esistono affatto: «L’isola dei battiti del cuore» è stata una vera lezione. Ho capito che di banale, neppure nel comunissimo 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒, non c’è niente.
Il vostro 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜, ad esempio, cos’è?
🍁 Ed ecco che questa domenica giunge con la bella recensione di Luciana Littizzetto – che stimo come scrittrice e anche come lettrice (io stessa seguo buona parte dei suoi consigli di lettura) e stasera con l’incontro con Camila Raznovich al @kilimangiarorai . Mi sveglierò alle 2.00 per parlare in diretta. ❤️
Buona domenica~

MARTEDÌ 22 NOVEMBRE 2022 ORE 21 SUL VANGELO DEL QUOTIDIANO e PRATICA DI RESPIRO E SILENZIO. Il brano del giorno è Lc 21,5-11 su “DESERTI DI PIETRA”

I segni che preannunciano l’accelerazione dei tempi e i falsi maestri. Come brano musicale consigliato ascolta Niccolò Fabi in Ha perso la città.

MARTEDÌ 22 NOVEMBRE 2022 ORE 21 SUL VANGELO DEL QUOTIDIANO e PRATICA DI RESPIRO E SILENZIO. Il brano del giorno è Lc 21,5-11 su “DESERTI DI PIETRA”

✨Giornata Nazionale degli Alberi, conosciamo l’albero più vecchio d’Italia✨

Oggi, 21 novembre, si festeggia la Giornata Nazionale degli Alberi per diffondere il rispetto, l’amore e la difesa per la natura

Gli alberi sono alcuni degli esseri viventi più antichi del pianeta, degli organismi che sono in grado di assistere a milioni di cicli vitali. Queste piante sono sinonimo di vita, grandi alleati nella lotta alla crisi climatica. Per questo motivo meritano di essere celebrati ogni giorno, e non è un caso che proprio per loro sia nata la Giornata Nazionale degli Alberi. www.ehabitat.it/2022/11/21/giornata-nazionale-degli-alberi-albero-piu-vecchio-italia/

✨🌈✨Violenza sulle donne: le coperte di Viva Vittoria tappezzano piazza dei Signori a Vicenza✨🌈✨

Il progetto contro la violenza sulle donne Viva Vittoria ricoprirà con le coperte realizzate da cittadini e cittadine l’intera piazza dei Signori.
L’opera relazionale condivisa ha coinvolto oltre 3 mila volontati, impegnati prima nel lavorare ai ferri o all’uncinetto quadrati di 50 centimetri per 50, in lana o altri filati, con la firma dell’autore e poi nel loro assemblaggio, quattro a quattro, con il filo rosso donato dall’associazione.

L’evento
Sabato 19 e domenica 20 novembre, in entrambi i giorni a partire dalle 6, le coperte verranno sistemate tramite un passamano partendo dalla casa di Viva Vittoria in contra’ del Monte 10 in modo tale da ricoprire l’intera superficie di piazza dei Signori.
Dalle 9 alle 19, le coperte saranno a disposizione per essere acquistate. Il ricavato sarà devoluto, tramite Donna Chiama Donna, al progetto promosso dall’assessorato alle politiche sociali “La Valigia di Caterina”, per il reperimento di fondi e servizi per affiancare le donne nel momento che segue l’affrancamento dalla spirale della violenza.
I cittadini sono invitati a partecipare al passamano per la stesura delle coperte in piazza dei Signori.
Le attività
Durante le due giornate alla chiesa di San Vincenzo, in piazza dei Signori, ci saranno letture, musica e rappresentazioni.
Sabato si terranno le letture di Matteo Balbo, alle 11 tratte da Luigi Meneghello, di Paola Rossi, alle 14 e alle 15.30 da Michela Murgia. Alle 15 Lando Francini legge e racconta “La bella sirena” accompagnato dal canto di Antonella Marcon e Deborah De’ Toffoli. Alle 16 Gianmaria Sberze proporrà dei brani antichi di amor cortese, alle 17 Debora Vicentini si esibirà con il reading musicale “Maria spicca il volo” e alle 18 si terrà “Livello 4”, letture al femminile tra contemporaneità e mito.
Domenica alle 10.30 si svolgerà un momento istituzionale alla chiesa di San Vincenzo con i rappresentanti delle autorità cittadine, dei Comuni aderenti e delle associazioni impegnate nell’iniziativa. Per il Comune di Vicenza sarà presente l’assessore al patrimonio Roberta Albiero.
Si proseguirà alle 11.30 con le letture di Francesca Tres da Stefania Bertola e alle 12 con Carlo Presotto da Loretta Napoleoni. Seguiranno le esibizioni dei cantautori Davide Peron, alle 15, e Fabio Cardullo, alle 17. In conclusione dj set alle 18 con Chemikangelo.
Luogo di svolgimento:
Piazza dei Signori
Vicenza
Guarda su Google Maps
Ingresso: libero
Organizzatore: Progetto nazionale promosso in città dall’associazione Come un incantesimo con il patrocinio del Comune di Vicenza, il sostegno dell’associazione Donna Chiama Donna e l’adesione della Biblioteca Bertoliana
Informazioni
vivavittoria.vicenza@gmail.com

Ti porto con me

Commenti al Vangelo
Domenica 20 novembre – fra Ermes Ronchi

(In quel tempo) il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».(…) Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Luca 23,35-43

commento per i social

TI PORTO CON ME

In quel bandito egli raggiunge tutti noi, consacrando la dignità di ognuno nella sua decadenza, nel suo limite più basso. L’uomo è sempre amabile per Dio. Proprio di Dio è amare perfino l’inamabile.

Cristo re dell’universo, proclama la liturgia. Ma dov’è il suo regno, dov’è mai la terra come Lui la sogna, la nuova architettura del mondo e dei rapporti u­mani? E soprattutto, che Dio è questo che lascia morire il suo Messia?

Nell’ultima domenica al suo vangelo dedicata, Luca ci guida verso il tesoro della regalità nel luogo più inadatto, nel piccolo spazio della croce.

Il crocifisso è signore appena di quel poco di legno e terra che basta per morire, dove un malfattore, appeso come lui, gli chiede solo di non essere dimenticato, e Gesù invece lo prende con sé.

In quel bandito egli raggiunge tutti noi, consacrando la dignità di ognuno nella sua decadenza, nel suo limite più basso. L’uomo è sempre amabile per Dio. Proprio di Dio è amare perfino l’inamabile.

Non ha meriti da vantare il ladro. Non sa che Dio non si merita, si accoglie. Non sa che la sua giustizia va ben oltre le buone o le cattive azioni. Ai suoi occhi appare un re giustiziato con una de­risoria corona di spine, ma che muore aman­do ostinatamente; un re che si può perfino ri­fiutare, e il ladro dal cuore buono ne intuisce lo sguardo posato per sempre su di noi, anche da lontano.

E gli si accostavano per dargli da bere aceto. Il vino nella Bib­bia è simbolo d’amore, l’aceto è il suo contrario, il simbolo dell’odio. Tutti lì attorno odia­no quell’uomo, lo deridono. Di cosa hanno bisogno questi che uccidono? Di u­na condanna più severa, del­la pena di morte? No, hanno bisogno di un supplemento d’amore. E Dio si mette in gio­co.

Il malfattore intuisce in quel cuore pulito il primo passo di una storia diversa, intravede un altro modo di essere uomini e l’annuncio di un mondo capace di perdono, di giustizia vera, di pace.

Costui non ha fatto nulla di male! Bella definizione di Gesù, nitida, semplice e perfet­ta: niente di male, per nessu­no, mai, solo bene, tutto be­ne. Che si preoccupa fino all’ul­timo non di sé ma di chi gli muore accanto e gli si ag­grappa: ricordati di me quan­do sarai nel tuo regno d’amore. In questo tuo regno pensami.

E Gesù non solo si ricorda, fa molto di più: lo porta con sé.

 Ricordati di me, prega il morente. Sarai con me, risponde l’amante. Ricordati di me, prega la paura. Sarai con me in un abbraccio, risponde il forte. Solo ricordati e mi basterà, prega l’ultima vita. Con me, oggi, in un paradiso di luce, risponde il datore di vita.

Venga il tuo regno, noi preghiamo, e sia più intenso delle lacrime, più bello dei sogni di chi visse e morì per costruirlo.

Il regno di Dio verrà quando sorgerà un ostinato amore, che avanzando dalle periferie della storia arriverà ad abitare le città degli uomini. Solo questo trasformerà la nostra cronaca amara in storia finalmente umana.

Regale ed eterno è davvero solo questo a­more che si inabissa, rassicurante amore, disarmato amore.

Vai al commento di Avvenire

https://smariadelcengio.it/article/

✨⛩✨«Shiyōganai 仕様がない è un’espressione che si compone di più parti: 仕様 è «il modo, la maniera», がない è il verbo «esserci» nella sua forma negativa, qualcosa che «non c’è».✨⛩✨

📷 Splendido scatto autunnale di @kyoko1903 ❤
Laura Imai Messina
«Shiyōganai 仕様がない è un’espressione che si compone di più parti: 仕様 è «il modo, la maniera», がない è il verbo «esserci» nella sua forma negativa, qualcosa che «non c’è».
Il significato complessivo è che una maniera, un modo non ci sia per risolvere qualcosa e si traduce quindi come «non c’è niente da fare», «non c’è modo».
Vi si spiega l’ineluttabilità di certe cose, la regola smarrita, l’invito a non disperdere energie su quanto è incontrollabile e ormai fuori dalla portata del nostro desiderio e del nostro dispiacere.
«V’è, forse, in noi Orientali, –scriveva Tanizaki Junichirō in Libro d’ombra –un’inclinazione ad accettare i limiti, e le circostanze, della vita.
Ci rassegniamo all’ombra, così com’è, e senza repulsione».
📚 da Imai Messina, Laura «Wa, La via giapponese all’armonia» @vallardieditore
🌿 Buongiorno da qui, da una settimana davvero faticosissima in cui continuo a ripetermi questa formula come un mantra ~
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I GENITORI VANNO AMATI SEMPRE A PRESCINDERE…………

……LETTERA DI UN ANZIANO PADRE AL FIGLIO.
⭐️✨💌✨⭐️

Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi… abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere… ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi. Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare… ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno. Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso… dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti. Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morto… non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlio mio.

🎼🎵🎶✨Angelo Branduardi, la #propagandaorkestra e Fabio Valdemarin al pianoforte apropagandalive…

Alla Fiera Dell’Est. Angelo Branduardi
Vanità di Vanità. Angelo Branduardi, la #propagandaorkestra e Fabio Valdemarin al pianoforte
propagandalive

twitter.com/la7tv/status/1593723722598436865?s=21

Vedi anche:

La #fashodance di Andrea Pennacchi a Propaganda Live

www.la7.it/propagandalive/video

✨⛩✨«気分転換 kibun tenkan o del cambiare l’emozione»✨🎋✨

📸Scatto autunnale di @mikanino_2016 , un luogo perfetto per fare kibun tenkan.

Mishima Yukio scriveva che «le emozioni non hanno simpatia per l’ordine fisso» e kibun tenkan 気分転換, così la chiamano i giapponesi, è una torsione consapevole e insieme un cambiamento.
Kibun 気分è la «sensazione», l’emozione e tenkan 転換è il «cambiamento», un’« inversione». Nella seconda coppia di kanji si cela l’immagine del rotolare korogaru 転がる, korogasu 転がす, quasi che la sensazione da cambiare, per mutarla veramente, sia necessario farla rotolare via, come una palla dalle mani. […]
Kibun tenkan significa infatti «distrarsi, rilassarsi», «staccare» nel linguaggio colloquiale. Kibun tenkan shiyō 気分転換しよう~è quindi un invito che suona come «facciamo kibun tenkan, ribaltiamo l’emozione, facciamo qualcosa che ci rigeneri».
Questa capacità di interruzione e di torsione è tutt’altro che una fuga. È un allontanarsi per tornare, è un rigenerare la prospettiva. Significa […] concedersi la possibilità di cambiare idea o modo di sentire.
È comprendere una delle lezioni più importanti della vita: insistere a oltranza non porta mai vantaggi. È nel ritmo, invece, che la vita dà i migliori risultati. Nel continuare, poi staccare, torcere e tornare. Nel ricominciare ogni volta, con emozione rinnovata. Che poi, come scriveva Hannah Arendt, è proprio lì, nel costante iniziare, che è il senso della vita.
📚 Stralci da Imai Messina, Laura «Wa, la via giapponese all’armonia» @vallardieditore e date un’occhiata alle storie per le iscrizioni all’ultimo corso di cultura giapponese GIAPPONE TUTTO L’ANNO. Sì chiudono tra pochissimo. Scrivete a (tutto attaccato) infocorsi.lauraimaimessina@gmail.com per informazioni.
📷 Scatto autunnale di @mikanino_2016
www.lauraimaimessina.com
Passeggiate mattutine.
E il Fuji che fa capolino.