✨❄️✨La magia della neve è un romanzo scritto da Phyllis Theroux nel 2002. È stato tradotto in italiano, in tedesco e in giapponese.❄️✨❄️

La magia della neve (titolo originale inglese : Giovanni’s Light) in tedesco (col titolo Das wundersame Schneefeuer eine Weihnachtsgeschichte) e in giapponese ( ジョバンニの光 Jobanni no hikari?).

Ryland Falls è un luogo da fiaba: le casette in legno, le lucciole nei prati, i salici che bagnano i loro rami nel laghetto, la montagna che …

✨❄️✨La magia della neve è un romanzo scritto da Phyllis Theroux nel 2002. È stato tradotto in italiano, in tedesco e in giapponese.❄️✨❄️

MARTEDÌ 6 DICEMBRE 2022 ORE 21 SUL VANGELO DEL QUOTIDIANO e PRATICA DI RESPIRO E SILENZIO. ✨Il brano del giorno è Mt 18,12-14 su “PECORA NERA”. ✨La scelta di cercare e la gioia di ritrovare chi si è perduto. ✨Con Luca Buccheri.

www.terradelsanto.it

Questa sera alle 21 da Terzelli diretta sul vangelo nel quotidiano, con la Bibbia e una candela, per meditare insieme nel silenzio. Luca

Come brano musicale consigliato ascolta I giorni dello smarrimento di Niccolo Fabi e Pier Cortese. A cura di Sauro Secci e Alessandro Conte.

Terzelli

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✨🎄✨I «giorni dell’eco».✨⛩✨


Da tempo li chiamo così quei giorni minori che seguono ai fratelli maggiori, alle mattinate di festa, alle sere di celebrazione, che sia Natale, Capodanno, feste comandate e chiamate da un compleanno, da una premiazione, giorni che sono anticipati anche di settimane e restano nei discorsi per ore. I «giorni dell’eco» vengono dopo le sorelle più grandi che risucchiano tutta l’attenzione, risuonano unicamente delle vibrazioni più nette, appena passate.
Li amo molto. Come talvolta, che non si ha nulla di speciale da fare. Ed è bello imparare – come spesso spiego ai miei bimbi – a frequentare l’indecisione, la noia e insieme l’immensa libertà che portano entrambe. Credo sia in effetti proprio la libertà il più grande dono che possiamo fare. Eppure è anche il fardello più pesante se non lo si insegna anche a gestire.
E niente, nei «giorni dell’eco» è anche bello tacere.
L’albero anche quest’anno è stato fatto, il calendario del mese in parte disegnato e l’intervento di stasera per #ilcircolodeimondiali abbozzato.

✨⛩✨soffrire meno era vero che equivaleva a silenziare il dolore ma significava anche mettere fuori uso una parte di sé, la stessa che, fatalmente, coincideva con la capacità di gioire.✨🎋✨

«Se lo era ripromesso, di non farsi travolgere dalla mancanza e riuscendoci si era chiesto se non fosse senza cuore, uno che non sente niente, e che se anche sente qualcosa dimentica presto. La sofferenza era per chi aveva profondità e lui invece era superficiale.
In uno di quei giorni, in una fessura lasciata incustodita tra il pranzo e la cena, capì che ciò che però la gente ignorava, era quanto costasse in termini di felicità quella superficialità apparente: soffrire meno era vero che equivaleva a silenziare il dolore ma significava anche mettere fuori uso una parte di sé, la stessa che, fatalmente, coincideva con la capacità di gioire.
Si finiva per restare come davanti a una tavola imbandita, seduti con le mani raccolte sul grembo, elargendo sorrisi di cortesia mentre gli altri mangiavano di gusto, si passavano l’acqua; e l’unica azione che li occupava non era cercare di capire il modo di partecipare al banchetto bensì, al contrario, la maniera per non farlo. Si tentava piuttosto con disperazione di non farsi venire l’acquolina in bocca, di farsi passare la voglia di porgere la salsa, o il desiderio di esaudire la richiesta di qualcuno di versargli l’acqua.
Non c’era nulla da fare: se si rinunciava al dolore, veniva via pure la gioia.»
da «L’Isola dei battiti del cuore» @edizionipiemme
🌍 Con immensa gioia ecco che giunge la notizia del QUINDICESIMO paese in cui uscirà questo romanzo.
Continuano ad aggiungersi le acquisizioni estere e spero che «L’isola dei battiti del cuore» faccia un giro del mondo completo e poi ritorno~❤
www.lauraimaimessina.com
Paolo Fresu

🎼🎶🎵Last Christmas e le altre🎶🎵

www.ancoralibri.it/scheda-libro/enzo-romeo

Last Christmas (e le altre). Le storie delle più famose canzoni di Natale

Le storie delle più famose canzoni di Natale raccontate dai loro autori:

Isaac Watts ● Joy to the World
John Wade ● Adeste Fideles
Alfonso de’ Liguori ● Tu scendi dalle stelle
Joseph Mohr ● Stille Nacht
Placide Cappeau ● Minuit, Chrétiens
James Pierpont ● Jingle Bells
Irving Berlin ● White Christmas
José Feliciano ● Feliz Navidad
John Lennon ● Happy Xmas (War Is Over)
George Michael ● Last Christma

Enzo Romeo  (Siderno, 1959) è caporedattore-vaticanista del Tg2. Da inviato ha seguito le vicende internazionali degli ultimi decenni e l’attività dei pontefici, da Giovanni Paolo II a Francesco. Collabora ai periodici “Credere” e “Jesus”. Numerosi i suoi saggi su temi ecclesiali e letterari, con qualche divagazione su temi solo apparentemente meno seri, come Le tabelline di Dio. Piccole nozioni di matematica evangelica, pubblicato da Àncora nel 2020

Come sono nati questi brani, autentiche colonne sonore del periodo natalizio? Enzo Romeo da dietro le quinte ci illumina sulla loro genesi donandoci un’opera coinvolgente e di grande fascino. Una lettura scorrevole che è frutto di una meticolosa ricerca sui singoli autori. Pagine che mi hanno rivelato molti aspetti legati a questi personaggi che mi erano ignoti. Un viaggio che fa riflettere, un libro sorprendentemente attuale, al termine del quale ci si sente culturalmente arricchiti e spiritualmente edificati.

🎼🎵🎶

💌✨⛩✨🎎🎏🎋🎌

La mattina, nell’immaginario di mio figlio, ha un retino in mano. Non sono farfalle, né petali di ciliegio, bensì sogni.
Il sabato soprattutto, quando il tempo va piano, schiude le labbra lì dove un bambino più piccolo aprirebbe solo le mani e mi racconta cosa ha visto.
Talvolta però sono incubi intensi e scopro che nascono in concomitanza con eventi, incontri, situazioni in cui sta imparando la vita di un altro passo.
«Ho paura di sognarli di nuovo» mi ha confessato.
Prima l’ho rassicurato sul fatto che ciò che vedeva non esisteva davvero, poi che comunque poteva svegliarmi quando voleva e che gli sarei stata accanto. Ma alla fine ho capito quanto importanti siano i sogni per un bambino.
«È normale avere paura degli incubi, Sōsuke. Eppure sono così importanti. Ci insegnano talmente tanto.»
«In che senso?»
«Se ci pensi sono come una palestra straordinaria in cui fare esercizio di ogni emozione, esercizio di coraggio, di fuga, di felicità…
della paura più nera.
E fai tutto questo, ti alleni insomma al terrore e alla gioia, in completa sicurezza.
Non ci sono conseguenze nella tua vita perché non cadi davvero dalla cima di una montagna e nessun mostro ti sbrana. Eppure, tu puoi fare esperienza di quelle emozioni…»
Ti prepari meglio alla vita –
Quest’ultima cosa non gliel’ho detta. Ciò che è troppo grande, un bambino giustamente lo schiva.
Ma ne sono convinta.
Tanto che ora, quando io stessa mi sveglio madida di sudore perché vago per i corridoi della mia casa d’infanzia, replico nella mente scene antiche di amore e abbandono o mi violento con l’immaginazione del peggio, ecco, adesso io mi rispondo che sto facendo esercizio.
Esattamente come accade quando scrivo un romanzo. Porto avanti storie che non vivo, possibili soluzioni a problemi che non ho mai avuto. Immagino tutte le vite che non ho ancora vissuto. Mi preparo.
📷 Scatto di un bravissimo fotografo di Hiroshima @mitwo_310_dayo

✨⛩✨DOMENICA 4 DICEMBRE: COMMENTO AL VANGELO DI LUIGI VERDI❄️✨🎄❄️ II ^ Avvento✨⛩✨

Conversione, non comando ma opportunità: cambiate lo sguardo con cui vedete gli uomini e le cose, cambiate strada, sopra i miei sentieri il cielo è più vicino e più azzurro, il sole più caldo, il suolo più fertile, e ci sono cento fratelli, e alberi fecondi, e miele.
ERMES RONCHI
✨L’Audio messa Romena ✨
>>>youtu.be/nhc57BbN85I<<<
natale-2022-le-confezioni-speciali-di-romena/
Domenica 4 dicembre
II Domenica di Avvento
Is 11,1-10
Mt 3,1-12
In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
✨🎄✨
Buon ascolto!
📷 Scatto di un bravissimo fotografo di Hiroshima @mitwo_310_dayo

✨II ^ Domenica d’Avvento 🎄4/12/22 🎄Francesco Fiorillo ✨

Amare significa essere attesi.

Attesi ad un appuntamento.

Attesi al ritorno da un viaggio.

Attesi a casa dopo una giornata di lavoro.

Attesi dopo un pianto amaro

Attesi nel cuore che non ti giudica

Attesi ad un concerto senza musica

Attesi dopo la notte attraversata.

Si, l’amore è essere Attesi, sentirsi attesi, se non c’è, non è amore.

don Francesco

🎏✨⛩✨🌈

Permettere a Dio di essere Dio

– ANNO A 4 dicembre 2022 II DOMENICA DI AVVENTO Is 11,1-10 Sal 71 Rm 15,4-9 Mt 3,1-12

Tratto da: Adista Notizie n° 37 del 29/10/2022

Il Battista è considerato, a ragione, come l’ultimo profeta dell’Antica Alleanza. Mi pare opportuno, per questo motivo, richiamare all’attenzione due aspetti, strettamente congiunti, propri della funzione profetica nel Primo Testamento.

Anzitutto il profeta richiama l’uomo alla promessa di Dio che si traduce nella Parola di Dio che egli è chiamato a dire, annunciare, proclamare. Il profeta è dunque uomo di e della Parola.

Per evitare il rischio di scadere nel legalismo (posso essere classificato come credente perché ho letto il manuale del perfetto credente, il catechismo, e ne osservo tutte le indicazioni e i precetti ma al tempo stesso non conosco Dio e nemmeno mi preoccupo di amarlo: è come se io fossi il perfetto marito perché svolgo bene il mio compito senza amare mia moglie) e nel conseguente feticismo della Parola, ecco il secondo aspetto: il profeta richiama l’attenzione a Colui che parla. Dunque osservare la Parola ma insieme osservare Colui da cui questa Parola proviene, volgere lo sguardo, desiderare l’incontro con la fonte di questa Parola per scoprire i suoi desideri nei miei confronti. Questo è il punto cruciale che segna il passaggio da una religione intesa come mera osservanza di regole alla comunione con Colui che chiamiamo Dio: è la fede, ossia la libertà dei figli.

Dovrei esplicitare altro sulle funzioni profetiche, ma lo spazio è tiranno e, inoltre, questo ci condurrebbe lontano dal testo che ci offre la liturgia odierna.

Proprio tale testo inizia con l’espressione “In quei giorni…” (inizia proprio così, non è un incipit liturgico). È importante questa indicazione temporale perché indica i giorni di ogni tempo. È come se il narratore stesse dicendo a ciascuno di noi: “Vivi ‘quei giorni’ in ogni tuo giorno”: è ora, è adesso, è in questo preciso istante. Cosa? La voce del Battista che, attenzione, non “predicava” ma “proclamava”: differenza sottile ma essenziale. La predica può essere più o meno lunga, mentre la proclamazione è breve, intensa, immediata. E poi, lasciatemelo dire, spesso la predica addormenta mentre la proclamazione tiene ben svegli.

Giovanni entra in scena come se stesse gridando: “Udite! Udite! Ho una notizia! Ho qualcosa da dire!”: questa è una voce che da vigore a una Parola che sveglia!

Tutto questo, paradossalmente, avviene “nel deserto”. Strano. A chi parli nel deserto? Chi ti ascolta in quel luogo, per l’appunto, deserto?

La sapienza del narratore riporta al centro del cuore questo luogo così fondamentale nella storia ebraica e cristiana perché è il luogo di formazione del popolo di Dio. Il deserto implica almeno due dimensioni: la prima è il fatto che sei uscito dall’Egitto e non sei più in condizione di schiavitù; la seconda è che se ti fermi, nel deserto, muori; quindi il deserto è il luogo del cammino, della ricerca, dello spogliarsi di ciò che impedisce di camminare, di ciò che ti rallenta verso la meta, cioè la verità profonda della tua esistenza.

È in questo luogo più esistenziale che geografico che cade una parola forte: “Convertitevi!”. Forse è proprio quest’unica parola che accomuna, all’inizio, Gesù e il Battista. Ma è sul contenuto espresso dalla medesima che poi i due cammini si separeranno.

“Convertirsi” perché? “Perché il regno dei cieli è vicino”. È la medesima espressione che risuonerà più tardi sulla bocca di Gesù, anche se l’annuncio di Gesù si distaccherà da quello di Giovanni. Per Giovanni il Regno è prossimo a venire e la sua manifestazione non sarà, per dire, una vera e propria festa. Per Gesù il Regno è già qui. Per entrambi, l’espressione “Regno dei cieli” indica la presenza di Dio, del divino dentro la storia. Allora convertirsi è accettare, a partire dalla Parola, di aprirsi a una dimensione altra, totalmente nuova, non addomesticabile e riconducibile ai nostri schemi religiosi.

Don Luciano Locatelli presbitero della Chiesa di Bergamo, attualmente a tempo pieno in Caritas.

Antichissimo canto vedico

Questo mantra è cantato prima di iniziare la meditazione collettiva; esso fa parte dell’antico Rkveda che risale ad oltre diecimila anni fa. Il suo significato interiore è:


Muoviamoci in avanti insieme, cantiamo insieme e conosciamo le nostre menti; come i saggi del passato gioivano insieme la grandezza dell’universo, così anche noi seguiamo il loro esempio comportandoci similmente. Che le nostre aspirazioni siano le stesse, che i nostri cuori siano identici, che i nostri pensieri siano quelli di una sola mente affinchè possiamo vivere in armonia con il tutto.”

Sam’ Gacchadvam’
muoviamoci insieme
Sam’ Vadadhvam’
cantiamo insieme
Sam’ Vomana’ m’si ja’ nata’m’
conosciamo le nostre menti
Deva’bha’ gham’ yatha’ pu’rve’
comprendiamo come i saggi del passato
Sam’ja’na’na’ upa’sate
che tutte le persone insieme possono gioire l’universo
Sama’nii va a kuti
uniamo le nostre intenzioni
Sama’na’ hrdaya’ nivah
che i nostri cuori siano inseparabili
Sama’nama astu vomano
che le nostre menti siano una sola mente
Yatha’ vah susaha’sati
perchè conoscendoci veramente diventiamo Uno.

www.meditare.net/wp/meditazione/antichissimo-canto-vedico/

Il triangolo di Penrose

Il triangolo di Penrose
ideata nel 1934 dall’artista svedese Oscar Reutersvärd (1915-2002).
Successivamente è stato riscoperto indipendentemente dal fisico Roger Penrose negli anni ’50, che lo ha reso popolare, descrivendolo come “impossibilità nella sua forma più pura”. Ha un posto di rilievo nelle opere dell’artista M. C. Escher, al punto che è stato in parte ispirato dalle sue prime immagini di oggetti impossibili. Il termine può riferirsi sia all’oggetto impossibile che alla sua rappresentazione bidimensionale.
Questo oggetto impossibile appare come un oggetto solido, formato da tre tratti rettilinei di sezione quadrata, che si uniscono ad angolo retto agli estremi del triangolo che costituiscono. Questa combinazione di proprietà non può essere soddisfatta da nessuna figura tridimensionale nello spazio euclideo ordinario. D’altra parte, in certe 3-varietà possono esistere.2
Impossibile scultura triangolare come illusione ottica a East Perth, Western Australia.
Ci sono anche solidi oggetti tridimensionali che, se visti dalla giusta angolazione, sembrano essere triangoli di Penrose.
www.cronachedalsilenzio.it/2018/10/18/le-figure-impossibili-un-pensiero-di-penrose-e-larte-di-escher/

✨🕊✨La storia degli uomini non è dunque la lotta del bene che cerca di sconfiggere il male…⛩

La storia degli uomini non è dunque la lotta del bene che cerca di sconfiggere il male. La storia dell’uomo è la lotta del grande male che cerca di macinare il piccolo seme dell’umanità. Ma se anche in momenti come questi l’uomo serba qualcosa di umano, il male è destinato a soccombere“.
✨🕊✨
Vasilij Grossman, Vita e destino
grossmanweb.eu/vasily-grossman/vita-e-destino/

✨🕊✨Pace in terra✨🕊✨Primo degli incontri del tempo di Avvento della Fraternità di Papiano! Siamo felici di ospitare Don Tonio Dell’Olio, presbitero, giornalista e attivista per la nonviolenza, membro di Libera e Pax Christi.✨

1 Dicembre 2022 “ Il vocabolario della Pace “
Don Tonino Dell’Olio
Cari tutti, domani sera, sulla piattaforma Zoom di Papianoinsieme, ci troveremo per il primo degli incontri del tempo di Avvento della Fraternità di Papiano!
Siamo felici di ospitare Don Tonio Dell’Olio, presbitero, giornalista e attivista per la nonviolenza, membro di Libera e Pax Christi.
Se siete interessati a partecipare, potete ottenere le credenziali di accesso fornendo il vostro numero di cellulare a:
papiano@papianoinsieme.com

💥Iran, Mahak Hashemi uccisa a 16 anni per un cappellino da baseball🧢

www.iodonna.it
Non scordatevi mai più questo nome e la sua età: Mahak Hashemi, 16 anni. SE-DI-CI.
Era uscita dalla sua casa di Shiraz (sud dell’Iran) il 24 novembre con in testa un cappellino da baseball al posto del velo islamico, come faceva per protesta ogni mattina.
Non ha fatto più ritorno a casa.
Dopo 48 ore di silenzio assoluto, hanno chiamato suo padre e gli hanno dato appuntamento all’obitorio per riconoscere due cadaveri: uno era quello di sua figlia Mahak, uccisa a manganellate dalla polizia iraniana per avere indossato un cappello da baseball. Per essere libera di decidere chi essere e cosa mostrare.
Come Mahsa Amini, 22 anni.
Come Hadis Najafi, 20 anni.
Come decine, centinaia trucidate per il solo fatto di essere donne e non piegarsi a un regime di paranoica ferocia e agghiacciante efferatezza.
No, non dimenticatevi mai questo nome, Mahak Hashemi, 16 anni, ammazzata per la sola colpa di esistere.
✨🙏🏻✨