✨🎋✨Si chiamano 御守り omamori, amuleti. Il loro scopo è proteggere chi li porta addosso✨⛩✨portafortuna✨⛩✨

wikipedia.org/wiki/Omamori
御守り omamori
御守 ( omamori ) : un
portafortunadedicato al successo negli
studi .

Vedi anche:

Non c’è nulla di particolarmente bello in questa fotografia, eppure la commozione è grande.
Chi ha letto i miei libri, chi mi ha ascoltato parlare del Giappone e della sua cultura (peculiare in una forma che supera di gran lunga gli stereotipi e le cose «pazzesche» o «cariiiine») sa quanto la morte qui sia percepita in una maniera che non risulta affatto pesante. La si accoglie, la si accetta, la si celebra infine.
Sono stati piuttosto una tale sorpresa, un innamoramento oserei dire, tutti i riti che in Giappone durante l’anno celebrano i defunti e insieme la vita di tutti i giorni: o-bon in estate, o-higan in primavera e autunno, l’accoglienza a Capodanno degli antenati, la cura quotidiana del butsudan etc.
L’influenza che ha avuto tutto questo sulla mia scrittura è enorme.
Secondo uno degli artisti che più ho amato e amo, Christian Boltanski, se una volta la morte era parte della vita, una grande festa, oggi in Occidente “si è arrabbiati contro la morte, a tal punto che la si nega”. Eppure, ecco che in Giappone le tombe, i cimiteri, non sono isolati dal resto del tessuto urbano, li si vede ovunque, camminando per la strada, subito dietro la stazione; dentro le case l’altare buddhista (butsudan) porta la morte e il ricordo dei defunti a un passo dal letto e dalla specchiera. Li si prende mano nelle feste d’estate e d’autunno, nel chiasso dei tamburi dei matsuri, e nel silenzio boschivo dei templi.
Questa foto non dice nulla di particolare tranne il ricordo. Bottigliette di tè acquistate al konbini o al distributore automatico e posate sulla tomba di un caro perché si disseti. In questo scatto, per la precisione, accanto alla bottiglietta ecco una confezione di kakigori, il dolce d’estate fatto di ghiaccio e sciroppo, il preferito di mio figlio.
Quando mi chiedono perché io scriva usando il pathos con il contagocce, di alternare pensiero a materialità del quotidiano, mirando in buona sostanza allo haiku, mi tornano in mente lampi di scatti così, che mi hanno confermato l’idea che è la vita pratica a spiegarci l’amore, il dolore, la separazione.
Come una piccola confezione di kakigori allo sciroppo di fragola posato su una tomba in estate. 🍧
Laura Imai Messina

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