NEL CIBO BUONO, L’AMORE … E dopo il cibo buono, dopo il pane e il pesce, la domanda delle domande, solenne e terribile: “Mi ami?” Solo questo vale, solo questo conterà.

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domenica 1 maggio  2022 
Gv 21 , 1 – 19 
Commento di fra Ermes Ronchi

E dopo il cibo buono, dopo il pane e il pesce, la domanda delle domande, solenne e terribile: “Mi ami?” Solo questo vale, solo questo conterà.

Gesù è risorto, sta tornando al Padre, eppure implora amore, amore umano. Lui che ha detto a Maddalena: «non mi trattenere, devo salire», è invece trattenuto sulla terra da un bisogno, da una fame umanissima e divina. Può andarsene se è rassicurato di essere amato.

Gesù e Pietro in uno dei dialoghi più affasci­nanti della let­teratura: tre do­mande, come nel­la sera dei tradimenti, at­torno al fuoco nel cortile di Caifa, quando Cefa, la Roc­cia, ebbe paura di una ser­va. E da parte di Simone tre dichiarazioni d’amore a ri­comporre la sua innocenza, a guarirlo alla radice. 

E dopo il cibo buono, preparato con cura, dopo il pane abbrustolito, un po’ di pesce e di olio buono, la domanda delle domande, solenne e terribile: “Mi ami?” Solo questo vale, solo questo conterà. Semplicità essenziale di parole che non bastano mai, perché la vita ne ha fame insaziabile.

Simone di Giovanni, mi ami più di costoro? Pietro sente il pianto salirgli in gola nel cercare una risposta a quella domanda enorme che lo fa tremare, e rispon­de dicendo sì e no al tempo stesso. Non si misura con gli altri che sono lì attorno al fuoco, non resta nei termini del­la questione: infatti mentre Gesù usa il verbo sublime dell’amore assolu­to, l’agape che tutto muove, Pietro risponde con il verbo umile, quotidiano, dell’amicizia e del­­l’affetto: ti voglio bene. Allora Gesù incalza:

Simone figlio di Giovan­ni, mi ami? Gesù ha capito la fatica dell’amico, e cambia domanda, chiede di meno. Pietro risponde, ma come prima non sa parlare di amore, non osa, si ag­grappa ancora all’amicizia, che conosce: io ti sono ami­co, lo sai, ti voglio bene. 

Nella terza domanda, Ge­sù accetta che Pietro non riesca a ri­spondere sulla stessa lunghezza d’onda, si avvicina al suo cuore incerto, ne accoglie il limite, e adotta il suo verbo: Pietro, mi vuoi bene?

Gli domanda l’affetto se l’a­more è troppo; l’amicizia al­meno, se l’amore mette paura; semplicemente un po’ di bene.

Gesù dimostra autentico amore proprio rallen­tando il passo sulla mi­sura del discepolo imperfetto, con tutta l’u­miltà dell’a­more vero, con l’umiltà di Dio. Il maestro dimostra la sua grandezza dimenticando lo sfolgorio dell’agàpe e abbassandosi ogni volta a livello della sua creatura: l’amore vero si mette ai piedi dell’amato.

A Gesù non interessa giudicare o assolvere; per lui nessun uomo coincide con i suoi peccati, né con le notti senza frutto; lui misura il valore della creatura a partire dal cuore, che lui intende ravvivare con il calore della sua presenza: “stare vicino a me è stare vicino al fuoco” , come afferma il Vangelo apocrifo di Tommaso. 

Simone mostra la vera santità: essa non consiste  nell’assenza di peccato, ma nel rinnovare la passione per Cristo, oggi, adesso, donando l’amore che puoi, meglio che puoi, quello che hai.

Allora chiamami, Signore, so che non cerchi uomini infallibili, ma solo appassionati. Chiamami ancora e ti seguirò.

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Sorpresi da Gesù: «Mi ami più di tutti?»

puoi leggerlo qui

Buon 1 Maggio

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